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Pordenone-Venezia, tifoso picchia lo steward: denuncia e Daspo
14 Ottobre 2016 - letto 1300 volte

Si è perso il trionfo dei rammari sul leone della Serenissima perchè ha rifilato un sonoro ceffone a uno steward dello stadio Bottecchia. È successo il 1° ottobre scorso a uno dei fedelissimi tifosi del Pordenone. L’episodio gli è costato una denuncia per violenza a incaricato di pubblico servizio. Una denuncia che è scattata d’ufficio e che potrebbe essere seguita dal provvedimento più temuto dagli ultras: un Daspo. Vale a dire un divieto di accesso agli impianti sportivi. Ma questo è un aspetto che sarà valutato dalla Questura di Pordenone.
Il giorno del grande match con la prima in classifica - il Venezia - all’arrivo dei tifosi neroverdi c’è stato un alterco con uno degli addetti alla sicurezza. I tifosi volevano entrare allo stadio con tamburo e megafono per dare forza a slogan e incitamenti a favore della squadra di casa. Insomma, volevano vincere la partita del tifo. Ma il regolamento del Bottecchia vieta di portare sugli spalti tamburi e megafoni. I responsabili del servizio lo hanno fatto presente, ma era quello era un giorno speciale e i supporter del Pordenone si sono ribellati. Il contrasto verbale con lo steward si è tramutato in un parapiglia, tanto che i Carabinieri presenti in prossimità del varco d’ingresso sono dovuti intervenire per calmare gli animi. Uno dei tifosi, arrabbiatissimo, si è però lasciato andare e ha colpito lo steward con un sonoro ceffone in faccia.
Il risultato? Il tifoso è stato isolato dal resto del gruppo e portato in caserma, dove è rimasto per tutti i 90’ minuti di Pordenone-Venezia. Si è perso quella che probabilmente è stata la partita dell’anno: tifo scatenato (ma non violento) in un Bottecchia da record (2.400 spettatori), vittoria con un gol di Semenzato al 27’ e il Venezia di SuperPippo Inzaghi scavalcato in classifica.
Lo steward colpito non ha voluto farsi refertare in pronto soccorso e non ha presentato denuncia. Forse ha preferito lasciar perdere per evitare di incrinare il rapporto con gli altri tifosi. È stato comunque sentito a verbale, così come gli altri testimoni dell’episodio, tutti convocati in caserma per ricostruire la vicenda. I responsabili della sicurezza sono equiparati a un incaricato di pubblico servizio quando lavorano allo stadio. Picchiarli o impedirgli di svolgere i controlli diventa pertanto un reato perseguibile d’ufficio.

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